Una sceneggiatura di Donato Pisani

LA LEGGE DEL RUGBY                                  

 

È il 1978, gli anni ‘70 non sono ancora finiti, gli ‘80 non ancora iniziati. Nella periferia milanese, che è ancora un laboratorio di trasformazioni sociali violente e veloci, si intrecciano le vicende di un gruppo di ragazzi e di un uomo che cerca di strapparli alla strada attraverso il rugby.

 

 

Non uno sport, ma piuttosto una condizione morale, una costruzione di regole con cui si cerca di spiegare la vita per quello che è, un posto in cui non sempre le cose vanno come dovrebbero, ma che deve essere vissuta con lealtà e onore.

 

Il rugby è infatti il vero protagonista del racconto. Il campo con i suoi suoni, il gesto atletico che continuamente diventa metafora di qualcosa d’altro, e poi lo spogliatoio, la vita di gruppo, la solidarietà e l’amicizia virile in cui i toni lievi aiutano i ragazzi a nascondere il pudore dei propri sentimenti.

 

Non meno importante la scoperta di un’etica, quella del campo, che può riflettersi nella vita e forse cambiarla. La storia che vediamo svolgersi davanti ai nostri occhi, infatti, è in realtà una lunga partita senza fine, giocata sul campo e nella vita. Ogni gesto, ogni azione consumata in luogo cambia anche l’altro, in un continuo meccanismo di richiami e metafore.

 

Un film che è fino in fondo un “romanzo di formazione”.



 


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